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UROLOGIA - PREVENZIONE MIRATA

Dott. Michele De Martin : Patologie Urologiche e Andrologiche

Dott. Michele De Martin : Patologie Urologiche e Andrologiche - STUDIODIOSCURI

Il Dott. Michele De Martin, lavora sul territorio della provincia di Reggio Calabria, da diversi decenni. Stimato dai Colleghi e amato dai pazienti, esprime, con estrema naturalezza, quella Medicina che tutti vorrebbero vedere realizzata nel proprio contesto di residenza. Una medicina che coniuga competenza professionale, umanità e disponibilità. Al confine tra tradizione, innovazione e futuro. La sua consolidata esperienza, gli consente di gestire, con efficacia, le patologie della prostata, della vescica e della sfera sessuale.Effettua, inoltre, un esame diagnostico molto importante, quale la uroflussometria. Lavora nelle principali strutture poliambulatoriali ASP della nostra provincia. Abbiamo il piacere di averlo nel nostro Team Specialistico allo Studio " I DIOSCURI ", del quale, tra l'altro, è stato il Medico precussore, avendo creduto nella bontà di un progetto che aveva, nella qualità e completezza dei servizi, il suo vettore di sviluppo e la sua mission.

Le malattie della prostata

 

La malattie della prostata sono diverse. Si può trattare di un’infiammazione, come nel caso della prostatite, oppure si può avere la prostata ingrossata, come accade nel caso dell’adenomatosi prostatica, che consiste proprio in una crescita eccessiva della ghiandola. Un’altra patologia che può interessare questa parte del corpo è il tumore. In ogni caso ci sono dei sintomi ricorrenti, soprattutto quelliurinari, che sono da valutare, perché possono essere implicati in tutte queste condizioni. E’ importante, quindi, rivolgersi al proprio medico di fiducia, che senza dubbio saprà indicare la cura più adatta a risolvere un determinato problema.

  

I sintomi

La prostatite consiste in un’infiammazione della prostata, che può manifestarsi con sintomi acuti. Di solito questi ultimi consistono in dei forti dolori che si verificano all’altezza del pube; si ha un aumento della frequenza della minzione, la quale risulta dolorosa, e il soggetto ammalato ha la febbre. Nell’ipertrofia prostatica si manifesta la diminuzione della forza del getto urinario e contemporaneamente una difficoltà nell’iniziare il processo della minzione, che, comunque, risulta frequente. Tutto ciò si verifica sia di giorno che di notte e, in quest’ultimo caso, il disturbo assume il nome di nicturia.

Altre volte si ha bisogno di urinare con urgenza, si può avere la sensazione di una vescica non svuotata completamente e, più raramente, presenza di sangue nelle urine. Il tumore alla prostata, nelle fasi iniziali, è asintomatico. Man mano che la massa tumorale cresce, si possono avere delle difficoltà ad urinare, si avverte il bisogno di urinare spesso e si può manifestare dolore, oltre che la presenza di sangue nelle urine.

Le cure

Le cure per le malattie della prostata sono diverse in base al tipo di problema. Generalmente le prostatiti vanno curate con antibiotici,antinfiammatori e con uno stile di vita sano.

Ci sono anche delle terapie termiche. Alcune di esse prevedono l’inserimento di una sonda nell’uretra, in modo da provocare onde termiche, che determinano la necrosi del tessuto prostatico. Altre sfruttano l’emissione di radiofrequenze, sempre per raggiungere lo stesso obiettivo. Altre ancora utilizzano l’energia laser. A volte è necessario sottoporsi ad un intervento chirurgico. A questo proposito ci sono diverse tecniche, come la TURP: si effettua un’operazione in endoscopia, per tagliare il tessuto ed aspirarlo con una siringa.

Per quanto riguarda il tumore alla prostata, a volte il medico può decidere anche di non passare ad una terapia aggressiva, ma di vigilare con controlli frequenti. In questo modo si può controllare l’andamento della malattia e vedere se poi occorre intervenire. In caso contrario si deve passare alla chirurgia, per mezzo di un intervento di prostatectomia, che consiste nel rimuovere la ghiandola prostatica e i linfonodi vicini. Nel trattamento standard si è dimostrata efficace anche la radioterapia e laterapia ormonale, che riduce il livello di testosterone, responsabile della crescita delle cellule della neoplasia.

Le malattie di pertinenza Andrologica

 

Approfondimenti sulle principali patologie andrologiche

 

Impotenza 

Impotenza, o meglio disfunzione erettile, è l'incapacità a raggiungere o a mantenere un' erezione sufficiente per un rapporto sessuale soddisfacente da ambo i partners. Può comparire dal termine della pubertà alla vecchiaia; può essere un problema occasionale o un problema che si ripete spesso. E' importante sapere che avere una disfunzione erettile non altera la capacità di avere un orgasmo o di avere un'eiaculazione e non ha niente a che vedere con problemi di infertilità. Secondo le statistiche l'impotenza colpisce circa il 14% degli italiani, tra cui il 60% di coloro che hanno più di 70 anni e il 20% di chi ha tra 50 e 55 anni.
Tra le persone affette da diabete, la percentuale di uomini con impotenza sale fino all'80% .

 

Eiaculazione precoce 

Quando viene a mancare la capacità di permanere allo stato di massima eccitazione per diversi minuti si instaura l'eiaculazione precoce, essa è forse la più frequente disfunzione sessuale maschile. È la condizione per cui un uomo è incapace di esercitare un controllo volontario sul suo riflesso eiaculatorio, per cui ha l’eiaculazione molto prima della partner. Difficile ogni tentativo di definizione in termini di normalità, in considerazione del fatto che è in funzione del tempo. I vari tentativi di inquadramento della disfunzione in termini temporali (secondi o minuti dalla penetrazione) o in termini di movimenti coitali (numero di spinte) non hanno permesso di chiarire definitivamente le caratteristiche dell'affezione in quanto non erano prese in considerazione le influenze psicologiche.

 

 

Varicocele 

Il varicocele è causato da una dilatazione eccessiva delle vene attorno al testicolo, dovuta a un'insufficiente tenuta delle valvole della vena spermatica interna o testicolare. Questo gruppo di vene, presenti nello scroto, è definito plesso pampiniforme. Si tratta di vene che drenano il sangue dai testicoli. In condizioni normali queste vene hanno un diametro di circa 0,5-1.5 centimetri; nel varicocele possono raggiungere un diametro superiore a 2 centimetri.

 

valvole delle vene

 

Solitamente, si distinguono due forme di varicocele: il varicocele primario e il varicocele secondario. 
Il varicocele primario è causato dalla insufficienza delle valvole presenti nella vena testicolare. Il malfunzionamento di queste valvole fa sì che il sangue fluisca nel vaso sanguigno in senso contrario, provocando un aumento di pressione a livello delle vene dello scroto che diventano incontinenti con dilatazione delle vene del plesso pampiniforme e danneggiamento del tessuto dei testicoli. Il varicocele può presentarsi bilateralmente o solo da un lato, generalmente il sinistro. Questo perché mentre la vena testicolare del lato destro dello scroto si immette nella vena cava in modo obliquo e possiede più valvole, la vena del lato sinistro si immette nell’arteria renale più in alto ad angolo retto e possiede meno valvole. Nel varicocele secondario la dilatazione delle vene ha invece origine dalla presenza di una compressione esterna, come nel caso di un tumore pelvico o addominale. 
Il varicocele è un disturbo molto comune, presente nel 10% degli uomini, generalmente tra i 15 e i 25 anni.

 

particolare della vena spermatica
durante un intervento di varicocele

 

 

Induratio penis plastica (I.P.P.) o Morbo di La Peyronie

La malattia, descritta da La Peyronie nel 1743, non ha ancora una etiologia definita. La varietà dell’esordio la evoluzione della malattia hanno reso molto complesso lo studio di questa patologia tanto che tuttora non vi sono, in letteratura, dati conclusivi sull’argomento. Questa patologia ha una incidenza abbastanza rara, circa un caso su 2000 uomini di età compresa tra 40 e 60 anni. Compare maggiormente in uomini al di sopra dei quaranta ma a volte l'insorgenza è anche più precoce. Si è osservata una maggior frequenza nei soggetti arteriosclerotici, ipertesi e diabetici. 
Per comprendere meglio come si manifesta questa patologia bisogna sapere che all’interno del pene ci sono i corpi cavernosi, i quali, riempiendosi di sangue durante la eccitazione sessuale, aumentano di lunghezza, e dimensioni. Il tessuto di rivestimento, l’albuginea, si distende e si ingrossa, ovviamente, in maniera simmetrica.
Se, su una parte del corpo cavernoso, si forma una lesione fibrosa, la cosiddetta placca, allora nella dilatazione del corpo cavernoso, durante l’ erezione, quella zona subirà una perdita di elasticità e non si distenderà in maniera simmetrica e quindi determinerà una incurvatura. Il pene, quindi, in erezione, apparirà incurvato in corrispondenza della placca. Questa curvatura può avvenire verso l’alto, ma anche verso il basso o lateralmente. A volte si può determinare anche un restringimento anulare.
Le conseguenze possono arrivare fino ad una difficoltà erettiva o ad una erezione dolorosa. L’incurvamento può essere modesto ma, in alcuni casi, può essere di entità tale da rendere difficoltosa o impossibile la penetrazione.

 

plastica pene  

 

 

Fimos 

La fimosi si manifesta con il restringimento dell'orifizio prepuziale. Può essere congenita o acquisita: è congenita quando dalla nascita e nei primi anni di vita si manifesta il restringimento dell'orifizio prepuziale. Solo quando è serrata ha però indicazione chirurgica; negli altri casi è opportuno che, dopo il bagno tiepido, la madre, con opportuni emollienti, tenti dolcemente di vincere la resistenza della pelle per farle acquisire progressiva elasticità. La fimosi è acquisita quando si manifesta in età adulta in un uomo che sino ad allora non aveva avuto alcun problema, a causa di ripetute infiammazioni fungine o batteriche del glande o del prepuzio (balanopostiti).

 

Frenulo breve 

Il frenulo prepuziale (detto anche filetto) è quella parte di mucosa che unisce inferiormente il prepuzio al glande.
Una condizione di frequente riscontro è la brevità del suddetto lembo mucoso. Questa situazione può creare disagio e fastidio nella fase erettiva e soprattutto nel rapporto sessuale per un impedimento di un corretto scivolamento del prepuzio sul glande.
Il rischio è quello che il frenulo, sottoposto a una trazione eccessiva, si laceri e sanguini anche abbondantemente.

uroflussometria : un esame fondamentale

L'uroflussometria è un test semplice e non invasivo che serve a misurare il volume di urina esplusa durante la minzione nella unità di tempo.
Fornisce informazioni quindi sul flusso urinario massimo  (Qmax), sul flusso medio (Qave) e sul volume vuotato con la minzione , la durata del flusso. l'andamento del flusso.
Per queste caratteristiche rappresenta spesso l'indagine iniziale nel percorso diagnostico delle disfunzioni del basso tratto urinario ed è inoltre utilizzato per l'indagine di screening, per il monitoraggio dei risultati dei trattamenti e della progressione di malattia.
La flussometria urinaria è raccomandata dalle linee guida EAU
 prima di un intervento chirurgico disostruttivo e come indagine di I livello nell'inquadramento diagnostico di tutti i pazienti con LUTS .
La variabilità intrinseca della flussometria suggerisce di eseguire l'esame almeno in due valutazioni successive  se non tre o addirittura domiciliari e di considerare validi studi uroflussometrici con volumi di urine emesse superiori a 
150 ml.
Volumi minzionali inferiori si associano infatti a una maggiore variabilità tra flussi diversi dello stesso paziente e non rendono attendibile l'esame.
È stato anche documentato un effetto di apprendimento per cui il paziente migliora la flussometria con la ripetizione dell'esame.
L'analisi dei risultati , espressi in tracciati grafici che vengono stampati nel referto,  permette di distinguere tre diverse situazioni cliniche:

  • pazienti non ostruiti (flusso massimo >15 ml/sec);

 

  • casi "borderline" (flusso massimo tra 10 e 15 ml/sec);

 

  • pazienti ostruiti (flusso massimo <10 ml/sec).


La flussometria è significativa per un volume di mitto superiore a 150 ml ed è "normale" allorché il flusso massimo sia superiore a 15 ml/s, in assenza di residuo post-minzionale e con un tracciato a forma gaussiana.

La flussometria non richiede una particolare preparazione all'esame e non occorre il digiuno.

L'unica necessità è l'assunzione di almeno 1/2 litro d'acqua prima dell'esame.

Questo test, tuttavia, non è dirimente nella diagnosi differenziale  con altre possibili cause di flusso ipovalido, quali ipocontrattilità detrusoriale o stenosi uretrale.
La diagnosi di certezza dell'ostruzione cervico-uretrale rimane legata allo studio pressione-flusso.
.
Dal punto di vista clinico, la presenza di sintomi minzionali importanti in una flussometria normale orienta il sospetto diagnostico verso una patologia non correlata con l'IPB, mentre una flussometria con Qmax < 10 ml/s è suggestiva di un problema ostruttivo vescicale, che potrebbe migliorare con la chirurgia.
I risultati della flussometria devono sempre essere interpretati in rapporto a tutti gli altri parametri del paziente; non è possibile definire infatti un preciso cut-off flussometrico in base al quale decidere in un senso o nell'altro la gestione del paziente.

Come si esegue la flussometria ?
L'uroflussometria si esegue urinando nel vaso raccoglitore dell'apparecchio, come in un normale WC. E' importante che l'esame si svolga in un ambiente confortevole, così da ridurre al minimo ansia e stati emozionali in grado di ostacolare la minzione. Arrivare con un moderato desiderio di urinare è necessario per rendere l'esame attendibile, infatti urinare uno scarso volume o forzare la minzione con un eccessivo carico di acqua sono frequenti motivi di falsamento del test. Il consiglio è di non urinare nelle 3 ore prima dell'esame, e prepararsi bevendo un po' d'acqua, ma non troppa.

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