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Attualità Medico-Scientifiche

OSTEOPOROSI E VITAMINA D

 

osso

 


La vitamina D

• partecipa ai processi che regolano gli scambi di ioni calcio e di ioni fosfato tra lo scheletro e il sangue, responsabili del mantenimento delle condizioni ottimali di concentrazione plasmatica di questi ioni e/o del loro ristabilimento in caso di alterazione (=omeostasi plasmatica calcio-fosforo)
• svolge un’azione calciofissatrice sulle ossa.

L’osso può essere sostanzialmente paragonato ad un grande serbatoio e a un sistema tampone (=sistema che possiede la proprietà di contenere, entro limiti molto ristretti, le variazioni del pH in seguito all’aggiunta di piccole quantità di acidi o di basi) per gli ioni calcio e gli ioni fosfato.

L’omeostasi plasmatica calcio-fosforo è garantita dall’azione dell’ormone paratiroideo (PTH), prodotto dalle ghiandole paratiroidi, e della calcitonina, sintetizzata dalle cellule parafollicolari della tiroide, che svolgono azioni opposte, regolando il flusso di questi costituenti organici tra il plasma e l’osso.

Basse concentrazioni plasmatiche di calcio stimolano le cellule delle ghiandole paratiroidi al rilascio di PTH, il quale dà inizio alla liberazione di calcio dal tessuto osseo, favorisce l’assorbimento del calcio assunto con gli alimenti a livello della mucosa intestinale (processo mediato dalla vitamina D3) ed aumenta il riassorbimento del calcio dall’urina da parte dei tubuli renali.

Elevate concentrazioni di calcio nel sangue inducono la liberazione di calcitonina da parte delle cellule parafollicolari della tiroide, favorendo il deposito di calcio nell’osso. A ciò contribuisce anche la capacità della calcitonina di stimolare l’enzima 1alfa-idrossilasi renale per garantire la presenza in circolo di vitamina D.

L’azione diretta della vitamina D sul tessuto osseo si esplica attraverso l’interazione con i recettori per la vitamina D3 espressi dagli osteoblasti. E stato osservato che la vitamina D promuove la sintesi di alcune proteine, soprattutto l’osteocalcina, fondamentali per i meccanismi omeostatici del tessuto osseo sopra descritti. La vitamina D3, inoltre, induce la produzione di RANKL, promuovendo così l’attivazione degli osteoclasti.

In ragione di questa duplice azione (sull’omeostasi calcio-fosforo e direttamente sull’osso), bassi livelli di vitamina D causano il riassorbimento del tessuto osseo, mentre livelli ottimali facilitano l’assorbimento di calcio e fosforo dal rene e dall’intestino.

Nuova Società Scientifica : GUIDA

Roma, 2 maggio 2016 - Promuovere la ricerca, le attività culturali e la formazione ma soprattutto fare chiarezza sugli aspetti scientifici e gestionali dei pazienti affetti da dolore muscolo-scheletrico e da Algodistrofia. Sono questi gli obiettivi della neonata 'Società Italiana per la Gestione Unificata ed Interdisciplinare del Dolore muscolo-scheletrico e dell'Algodistrofia' (G.U.I.D.A), il cui atto costitutivo è stato siglato pochi giorni fa a Roma.

G.U.I.D.A rappresenta la prima Società Scientifica in Italia dedicata a queste problematiche e si caratterizza per il suo approccio interdisciplinare e trasversale tra gli specialisti ortopedici, reumatologi e fisiatri dedicati in prima linea alla gestione delle patologie osteoarticolari. Tutti questi aspetti peculiari, collocano di fatto G.U.I.D.A. come la Società di riferimento per la gestione del dolore muscolo scheletrico e dell'Algodistrofia.

I Soci Fondatori della Società Italiana G.U.I.D.A. sono:
Prof.ssa Ombretta Di Munno (presidente), Prof.Giovanni Iolascon (Direttore Esecutivo), Dott. Gerolamo Bianchi, Prof. Carlo Cisari, Dott. Sergio Crimaldi, Prof.ssa Ombretta Di Munno, Dott. Oscar Emilio Epis, Prof. Pietro Fiore, Prof. Davide Gatti, Prof.ssa Giulia Letizia Mauro, Dott. Alberto Migliore, Prof. Biagio Moretti, Prof. Luca Padua, Dott.ssa Giuseppina Resmini, Prof. Umberto Tarantino, Dott. Carlo Trevisan.

'La nascita di G.U.I.D.A ' dichiara il Presidente Ombretta Di Munno - Professore associato di reumatologia presso l'Università di Pisa - va a colmare una lacuna importante nel panorama della scienza italiana e permette di creare una alleanza culturale e scientifica fra gli specialisti Ortopedici, Fisiatri e Reumatologi, che gestiscono con maggiore frequenza i pazienti affetti da dolore muscolo-scheletrico e/o da Algodistrofia.

'La Società Italiana G.U.I.D.A. - continua il Direttore Esecutivo Prof. Giovanni Iolascon - Ortopedico e Fisiatra, Professore di Medicina Fisica e Riabilitazione presso la Seconda Università di Napoli - è il coronamento di un progetto pensato anni fa. Avrà un'impostazione decisamente dinamica con particolare attenzione agli aspetti culturali e formativi tramite la creazione di un gruppo di specialisti particolarmente coeso e culturalmente autorevole al fine di dare, in maniera unificata ed interdisciplinare, le risposte più appropriate per la gestione del paziente che soffre di dolore muscolo-scheletrico.

L'arma segreta del sistema immunitario

Ecco l'arma segreta del sistema immunitario

 MEDICINA
 
Ecco l'arma segreta del sistema immunitario

AFP PHOTO / JEAN-PHILIPPE KSIAZEK

Le "mele marce" del sistema immunitario sono anche la sua arma segreta. A scoprirlo è una vasta ricerca australiana pubblicata su 'Science'. Gli scienziati del Garvan Institute of Medical Research di Sydney hanno rivelato per la prima volta al mondo come una popolazione di anticorpi "cattivi" nascosta nel sistema immunitario - di solito "silenziati" perché possono danneggiare l'organismo - in realtà può fornire una potente protezione contro i microbi invasori più 'furbi' e difficili da eliminare.

La ricerca è stata condotta su topi. Gli anticorpi "cattivi" sono noti per reagire contro i tessuti dell'organismo che li 'ospita' e possono causare malattie autoimmuni. Per questo motivo, un tempo, si pensava che fossero stati scartati dal sistema immunitario stesso o che fossero stati resi inattivi a lungo termine. Tuttavia la nuova scoperta mostra per la prima volta che gli anticorpi cattivi passano attraverso un rapido processo di "redenzione", e vengono attivati ​​quando l'organismo si trova di fronte a una grave minaccia: una malattia che altri anticorpi non possono affrontare. Insomma, si tratta di un'arma segreta da usare solo in caso di emergenza.

 

Infatti questi anticorpi 'redenti' non minacciano più l'organismo, ma diventano invece potenti armi per combattere le malattie, in particolare quelle che sfuggono al sistema immunitario camuffandosi per assomigliare al tessuto sano. I risultati di questa ricerca cambieranno il mondo in cui pensiamo di essere protetti dal sistema immunitario, assicura Chris Goodnow, che ha diretto lo studio insieme al collega Daniel Christ.

"Una volta pensavamo che gli anticorpi nocivi venissero scartati dal corpo, come le mele marce in un barile, e nessuno aveva idea che si potesse iniziare con un anticorpo cattivo e renderlo buono. Con queste nuove scoperte - sottolinea Goodnow - sappiamo che ogni anticorpo è prezioso quando si tratta di combattere i microbi invasori, e questa nuova comprensione significa che gli anticorpi cattivi sono una risorsa preziosa per lo sviluppo, ad esempio, di vaccini per l'Hiv e per altre malattie che si 'camuffano' nell'organismo".

Per capire come il sistema immunitario riconosce questi "lupi travestiti da agnelli", gli scienziati del Garvan Institute si sono concentrati su un misterioso esercito di cellule immunitarie nel sangue. Gli anticorpi cattivi si nascondono infatti nelle cellule B silenziate, spiegano gli autori, che sono riusciti a capire anche come appena tre piccoli cambiamenti del Dna trasformano gli anticorpi cattivi in potentissime armi contro gli invasori. La speranza ora è che "anziché continuare a ignorare questa popolazione di cellule B silenziate, in futuro gli scienziati le considereranno per lo sviluppo di nuovi e potenti vaccini", conclude Deborah Burnett, studentessa al Garvan Institute il cui lavoro è stato alla base della ricerca.

NEWS IN CARDIOLOGIA

Staying alive 1
 

La Cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner? Bocciata. Troppo impetuosa. Niente da fare neppure per la chitarra elettrica dei Rolling Stones in Satisfaction. Ritmi troppo sincopati e irregolariIl miglior massaggio cardiaco si fa a tempo diStayin` alive dei Bee Gees.
Gli ancheggiamenti anni `70 di John Travolta da "febbre del sabato sera" sono la formula segreta per insegnare ad operatori e volontari di pronto soccorso comeeseguire alla perfezione una rianimazione d`emergenza. Lo dice uno studio del College of Medicine dell`Università dell`Illinois, negli Usa. 
La regola è tutta in un numero: 103. L`equivalente dei battiti per minuto (in sigla bpm) che tradotti in pizzichi di basso e colpi di tamburo dettavano il ritmo alle voci in falsetto dei Bee Gees. Utilizzando la stessa frequenza di pressioni sullo sterno, secondo i ricercatori, si riuscirebbe a dare al massaggio la cadenza più giusta per intervenire con efficacia dopo un arresto cardiaco. 
Lo studio, a primo sguardo stravagante, consegue invece un importantissimo obiettivo "didattico": fare in modo che si ricordino più a lungo le istruzionipotenzialmente in grado di salvare una vita. I medici e gli studenti di medicina che avevano imparato ad eseguire il massaggio a tempo di musica erano infatti capaci non solo di farlo più efficacemente degli altri, ma ricordavano meglio la tecnica anche a cinque settimane di distanza. Le linee-guida di questa insolita lezione di medicina potranno essere utilizzate per addestrare il personale medico e paramedico, ma anche vigili del fuoco e volontari a intervenire nelle emergenze.
Il massaggio cardiopolmonare è infatti una misura d`urgenza di estrema importanza, purché praticata rapidamente e bene. Dopo soli 3 o 4 minuti dall`arresto cardiaco il cervello subisce danni irreversibili se non viene raggiunto dall`ossigeno e dal sangue. La tempestività diventa preziosa. Il massaggio funziona come un veroriattivatore della circolazione del sangue. Nell`istante in cui le mani del soccorritore smettono di comprimere lo sterno si ha la riespansione elastica del torace e del cuore con l`effetto di risucchiare il sangue dalle vene al cuore simulando il rilasciamento diastolico. Inoltre nei bambini il massaggio deve essere più veloce perché anche il loro battito è più veloce:80 - 100 battiti al minuto contro i 60 - 70 degli adulti.

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